images

Sentimenti, strategie e vie possibili dinanzi alla diagnosi di un tumore

Ho voluto creare uno spazio per riflettere insieme su quali strategie e capacità abbiamo ed acquisiamo nel corso della nostra esperienza di vita, per far fronte davanti ad un evento imprevisto o nefasto e che oggi sta divenendo purtroppo frequente quando parliamo di salute. Nell’articolo “Tumore: impatto psicologico, consigli e strade percorribili per non farsi divorare già dalla notizia di esserne affetti” che trovate al seguente link 

http://www.italianews.org/pages/2018/7/italia-news-tumore-aiuto-psicologico.htm  Ho dato una possibile risposta alla domanda “che cosa accade quando un medico dopo la biopsia ci comunica che siamo malati?” .

In effetti ciascuno di noi può avere reazioni, emozioni e comportamenti diversi e può attuare strategie di coping efficaci per affrontare la malattia. Qui vorrei soffermarmi con voi su un aspetto che spesso è sottovalutato ma importante quanto lo sono le cure farmacologiche in sè. Mi riferisco alla reazione che possiamo avere e quali emozioni agiamo per difenderci dal dolore, dall’evento che sarà causa di cambiamento per il paziente e per i suoi famigliari, amici e parenti.

Gli effetti psicologici sono importanti perchè da essi può dipendere come ci rapportiamo alla malattia, quali motivazioni possiamo trovare per scegliere di combattere, di continuare ad avere la speranza, la possibilità di ridecidere e progettare una vita diversa da quella immaginata.

E’ vero, non possiamo controllare né l’evoluzione della malattia né la reazione alle cure. Abbiamo un potere decidere come utilizzare il tempo che ci rimane. Abbiamo la possibilità di scegliere con quali strumenti fronteggiarla.

Infatti dopo la fase di schok, la persona reagisce ed inizia a prendere contatto con la realtà. In questa seconda fase si può alzare il livello di ansia e mettere in atto delle strategie difensive per sopportare le emozioni che diventano sempre più invasive.

La negazione è un meccanismo difensivo, utile nelle prime fasi della malattia perché protegge il paziente dalla paura e dallo sconforto che si provano di fronte alla diagnosi medica, favorendo di mantenere un’immagine positiva di sé e la propria stima.

Se invece  scegliamo di protrarre nel tempo questo meccanismo trascurando i sintomi ed il loro significato, se non  rispettiamo le terapie mediche,  ritardiamo la consultazione o l’intervento compromettiamo le condizioni di salute, rendendo più sfavorevole la prognosi della malattia oncologica ( Wool et al 1986).  Allora cosa fare?

 E’ necessario  prendersi cura di sè, del proprio dolore, della consapevolezza che la nostra vita sta mutando e può avere un termine diverso da quello immaginato per noi stessi.

Accettare questo evento porta a concentrare le nostre energie per scoprire nuove vie da percorrere partendo dal pensare e fare ciò che ci piace e che già facevamo come fare una passeggiata, vedere un film, trascorrere qualche ora con gli amici.

Un’altra strada utile è trovare uno spazio  in cui è possibile piangere, gridare, elaborare il dolore, il senso di impotenza, la paura di morire, di lasciare “delle cose in sospeso”, il rimpianto per non aver vissuto a pieno la vita e la paura ed il dispiacere di asciare le persone che amiamo.

Un percorso psicologico è lo spazio per prendersi cura di questa ferita senza essere giudicati, in una relazione accogliente dove poter essere sé stessi e avere la possibilità di camminare rispettando il proprio tempo ed il proprio spazio, imparando a regolare le emozioni. Qualora sia necessario perchè ci restano solo pochi mesi o giorni di vita, con il terapeuta si può affrontare la fase  della separazione avendo l’occasione e trovando il modo di salutare le persone a noi care, di trovare la pace interiore e di creare le condizioni affinchè chi ci è stato accanto possa riprendere la propria vita in mano e scrivere una nuova pagina, dove non  saremo più presenti fisicamente, ma già parte di loro.

 

Bibliografia

G. Fischer, “Nuove vie per uscire dal trauma, Edizioni del Cerro,2009

Moyer, A., e Levine, E. G. (1998). Clarification of the conceptualization and measurement of denial in psychosocial oncology research. Annals of Behavioral Medicine, 20, 149-160.

Putton, A., & Fortugno, M. (2011). Affrontare la vita. Roma: Carocci.

Watson, M., Greer, S., Blake, S., e Shrapnell, K. (1984). Reaction to a diagnosis of breast cancer relationship between denial, delay and rates of psychological morbidity. Cancer, 53, 2008-2012.

Wool, M. S. (1986). Extreme denial in breast cancer patients and capacity for object relations. Psychotherapy and Psychosomatics, 46, 196-204.

SNLG-Regioni – Linee guida di prevenzione oncologica – Alimentazione, obesità e attività fisica

Sitografia.

www.neuroscienze.net/cervello -e-meditazione

www.reteoncologica.it

www.stateofmind.it

https://blogunisalute.it/ www.airc.it

www.immunoncologia.org

Leave a Comment

START TYPING AND PRESS ENTER TO SEARCH